Festival dell’Opera buffa napoletana

Direzione artistica Massimiliano Sacchi

Coordinamento teatrale Claudio Di Palma

Organizzazione Giano Bifronte

Con il contributo del MIC

Dal 28 al 31 ottobre alla Reggia di Portici e dal 1 al 3 novembre alla Sala Assoli (Napoli)

 

Fin dal suo atto di nascita, l’Opera Buffa napoletana si presenta come un prodotto artistico-culturale di ampio respiro che invade i teatri europei dettando un nuovo codice stilistico e tematico. Un repertorio di tale valore attende da tempo di essere valorizzato e proposto in maniera sistematica al pubblico internazionale, mirando a costituire un’iniziativa di innegabile interesse culturale ed educativo oltre a proporsi come attrattiva in grado di stimolare il settore turistico.

Gli adattamenti da camera delle opere buffe e degli intermezzi si presentano con un forte carattere di innovatività, proponendo un modo di fare teatro musicale di fruizione immediata e diretta, in definitiva più viva e attraente in questa veste cameristica, che al contempo restituisce alle opere messe in programma  il loro gesto originario.

 

Questo Festival è rivolto a tutti, curiosi ed esperti, e vuole essere uno strumento di conoscenza e di godimento della grande storia dell’ Opera buffa napoletana del ‘700 attraverso  la riscoperta dei capolavori dei musicisti che l’hanno resa celebre.

Anche al di là del loro particolare valore artistico e culturale, molte sono le caratteristiche degli intermezzi buffi napoletani tali da renderli assai appetibili per il pubblico odierno: alla leggerezza dei mezzi produttivi richiesti (piccoli organici strumentali, due soli cantanti a cui si aggiunge a volte un personaggio muto, ridottissime esigenze sceniche) corrisponde la garanzia di una sicura presa, attraverso una verve comica frizzante e senza cedimenti innestata su pagine di musica di altissima qualità.

                                                                                                           Musica piena di sole!

                                                                                                                              (Eduard Hanslick a proposito della  musica di Cimarosa)

La Rivoluzione. In musica.

Intermezzi buffi, operine, commedie musicali che investono la routine stantìa del teatro serio con tale novità e vivacità di pensiero e di linguaggio, da diventare un fenomeno dilagante che rapidamente fa deflagrare tutti i teatri dell’Europa settecentesca. Da Parigi a Vienna a Pietroburgo, la commedia per musica napoletana diventa rapidamente un must che travolge le regine il popolo e i philosophes, che vi vedono rappresentate con immediatezza tutte le idee della rivoluzione illuminista: istanze di mutamento dei ruoli e dei rapporti sociali, miscuglio di alto e basso, libertà di pensiero e autodeterminazione, un nuovo ruolo per la donna e per l’uomo di tutti i ceti sociali. Insomma il pensiero moderno espresso nella sua forma più semplice e travolgente, tra arie, duetti, terzetti, concertati, scioglilingua e onomatopee, una musica solare e duttile che sa accompagnare tutte le pieghe e le sfumature del dramma e della commedia.

Nel ‘700, già da un secolo la musica a Napoli è un Sistema molto organizzato e altamente produttivo: i Conservatori raccolgono gli allievi e nelle loro sale si formano scuole di strumento che sfornano musicisti esperti e virtuosi strumentisti, i compositori delineano regole e prassi che si diffondono nello studio dell’armonia occidentale e contemporaneamente tutti loro assolvono al mestiere quotidiano del musicista: il Conservatorio funge da agenzia e riceve continue richieste di orchestre,  paranze e cantanti per  ogni sorta di festa o cerimonia, pubbliche e private.

La Napoli del ‘700 era la più grande città europea dopo Londra e Parigi. colmi di incanto, viaggiatori provenienti da ogni angolo del mondo ne affollavano le strade alla ricerca di un passato antico o per vedere da vicino quanto si leggeva dagli scrittori che li avevano preceduti, trovandosi immersi nel fervore del teatro napoletano, specchio di una natura vulcanica e solare, uno scenario complesso e ricco di contraddizioni. L’ambiguità dell’esistenza diventa spettacolo: non solo i teatri, ma anche piazze, mercati, chiese, sono i luoghi in cui la teatralizzazione della vita raggiunge una espressione verso il mondo esterno, un ponte fra le realtà.

Il fermento musicale e artistico della città era al massimo splendore e proprio in questa Napoli così creativa che nacque la tradizione dell’opera buffa. Ogni sera un pubblico folto e vario, senza distinzione di ceti sociali, si riversava nei numerosi teatri in cui si avvicendavano senza sosta le prime delle nuove opere dei maestri della scuola napoletana. Al teatro dei Fiorentini, al San Bartolomeo, al Nuovo, andava in scena una vera e propria rivoluzione, rappresentata da una felicissima sintesi tra la tradizione del teatro dell’arte e la musica coltivata, e fece scalpore.

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