La Napoli del ‘700 era la più grande città europea dopo Londra e Parigi. Colmi di incanto, viaggiatori provenienti da ogni angolo del mondo ne affollavano le strade alla ricerca di un passato antico immersi nel fervore del teatro napoletano. Proprio in questa Napoli così creativa nacque la tradizione dell’opera buffa. Al teatro dei Fiorentini, al San Bartolomeo, al Nuovo andava in scena una vera e propria rivoluzione, rappresentata da una felicissima sintesi tra la tradizione del teatro dell’arte e la musica coltivata, e fece scalpore.

Oggi alla Reggia di Portici vogliamo rievocare la rivoluzione musicale dell’Opera buffa napoletana. Il Festival si apre con Il maestro di cappella, un intermezzo in un atto composto da Domenico Cimarosa. Unica nel suo genere, presenta un solo cantante. A seguire L’uccellatrice, intermezzo in due atti di Niccolò Jommelli (Aversa, 10 settembre 1714 – Napoli, 25 agosto 1774) presentata per la prima volta il 6 maggio 1750 al Teatro San Samuele di Venezia. L’ultima operina Mastrogiorgio, basata su una rielaborazione di commedie per musica di Giovanni Paisiello.